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intervista ad una studentessa di Torino

  • pphentastore
  • 8 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 9 apr


🇮🇹 “Non è la solita Erasmus da cartolina” – L’esperienza di Giulia da Torino a Malmö

Quando Giulia, studentessa di Economia a Torino, ha compilato la lista delle preferenze per l’Erasmus, non ha scelto le mete più ovvie. Niente Spagna, niente Portogallo, niente grandi capitali europee.

Ha scelto Malmö.

Una decisione che molti amici hanno definito “coraggiosa”.

Perché proprio Malmö?

“Volevo qualcosa che mi mettesse davvero alla prova. Barcellona o Madrid sarebbero state più semplici, anche culturalmente. La Scandinavia invece mi sembrava una vera rottura con la mia comfort zone.”

Giulia racconta che la scelta è stata guidata da due fattori principali:

  1. Il desiderio di vivere in un contesto nordico, molto diverso dall’Italia.

  2. La curiosità verso un sistema universitario più autonomo e meno frontale.

“Malmö mi dava l’idea di una città moderna, sostenibile, ma non dispersiva. Non volevo una metropoli gigantesca.”

Le prime settimane: l’impatto con il Nord

“Il primo impatto è stato il silenzio. Tutto sembra più ordinato, più lento. All’inizio quasi destabilizzante.”

Abituata ai ritmi italiani, Giulia ha dovuto ricalibrare le sue abitudini.

“Qui nessuno corre senza motivo. C’è una cultura del tempo molto diversa. Si lavora bene, ma poi si stacca davvero.”

Anche la mobilità l’ha colpita:

“La bicicletta è centrale. È una città pensata per essere vissuta, non solo attraversata.”

Com’è l’università rispetto all’Italia?

Secondo Giulia, la differenza più evidente è il metodo.

“In Italia spesso siamo abituati a lezioni frontali lunghe e a esami concentrati. Qui c’è più lavoro continuo, più project work, più discussione.”

Il rapporto con i professori è meno gerarchico ma più diretto.

“Ti trattano come una persona adulta. Però nessuno ti controlla. Devi organizzarti da sola.”

Questo aspetto, inizialmente impegnativo, si è rivelato formativo.

“Ho imparato a gestire meglio il tempo e a lavorare in team con persone di culture diverse.”

Vita sociale: meno spontanea, ma internazionale

Uno dei timori iniziali di Giulia era quello di sentirsi isolata.

“Non è come in Italia dove basta uscire di casa per incontrare qualcuno. Qui devi cercare attivamente le occasioni.”

ESN e gli eventi universitari sono fondamentali.

“Se partecipi, trovi un ambiente molto aperto. Se aspetti che le cose succedano da sole, rischi di restare fuori.”

Un altro elemento forte è la multiculturalità.

“Pensavo fosse una città ‘nordica’ nel senso stereotipato del termine. In realtà è molto internazionale. In un gruppo di studio puoi avere persone da 6–7 paesi diversi.”

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