intervista ad anna, nel suo primo erasmus
- pphentastore
- 8 apr
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Ci sono esperienze che arricchiscono il curriculum, e poi ce ne sono altre che cambiano davvero una persona. Per Anna, il periodo Erasmus è stato molto più di un semplice semestre all’estero: è stato un passaggio importante della sua crescita, un viaggio dentro una nuova città ma anche dentro sé stessa.
Anna ha 23 anni, viene da una piccola città italiana e oggi racconta il suo Erasmus come uno dei momenti più intensi e formativi della sua vita. Tra paure iniziali, incontri inaspettati, nostalgia di casa e nuove consapevolezze, la sua storia è quella di tanti ragazzi che partono per studiare, ma tornano con qualcosa di molto più grande.
“Prima di partire avevo paura, ma sentivo che ne avevo bisogno”
Anna, raccontaci un po’ di te. Chi eri prima dell’Erasmus?
Prima dell’Erasmus ero una ragazza abbastanza tranquilla, molto legata alla mia famiglia e alle mie abitudini. Ho sempre studiato con impegno, ma mi rendevo conto che spesso restavo nella mia zona di comfort. Venendo da una realtà piccola, avevo una vita molto semplice: università, amici storici, famiglia. Stavo bene, ma dentro di me sentivo il bisogno di mettermi alla prova, di capire chi fossi davvero lontano da tutto ciò che conoscevo.
Come è nata l’idea di partire?
All’inizio era solo un pensiero lontano. Sentivo parlare dell’Erasmus da altri studenti, vedevo foto, racconti, esperienze che sembravano bellissime, ma pensavo sempre che non facesse per me. Poi, a un certo punto del mio percorso universitario, ho capito che era il momento giusto. Avevo bisogno di uscire dalla routine, di crescere, di affrontare qualcosa che mi spaventava ma che allo stesso tempo mi attirava tantissimo.
Una scelta che parte da lontano
Per Anna, partire non è stato un gesto impulsivo. È stata una decisione maturata nel tempo, legata anche al suo percorso personale.
Che momento della tua vita stavi vivendo quando hai deciso di partire?
Era un periodo in cui mi sentivo un po’ bloccata. Non in modo drammatico, ma avevo la sensazione di stare andando avanti in automatico. Studiavo, facevo quello che dovevo fare, però mi mancava qualcosa. Avevo bisogno di un’esperienza che mi aiutasse a crescere come persona, non solo come studentessa. L’Erasmus mi sembrava l’occasione perfetta per ricominciare da me.
Hai avuto dubbi?
Tantissimi. Avevo paura di non essere abbastanza indipendente, di non riuscire a farmi nuovi amici, di sentirmi sola, di non essere all’altezza in un contesto internazionale. Ma credo che proprio quelle paure mi abbiano fatto capire che dovevo partire. A volte le esperienze più importanti sono proprio quelle che ci mettono un po’ in crisi.
“All’inizio mi sentivo persa, poi quella città è diventata casa”
Come per molti studenti in Erasmus, anche per Anna l’impatto iniziale non è stato semplice. Nuova lingua, nuove persone, nuovi ritmi: tutto sembrava improvvisamente più grande.
Com’è stato l’arrivo?
Molto intenso. I primi giorni ero entusiasta, ovviamente, ma anche molto spaesata. Avevo una stanza nuova, coinquilini sconosciuti, una lingua diversa attorno a me, e la sensazione di dover ricominciare tutto da zero. Ricordo che una sera, tornando a casa, mi sono sentita piccolissima. Mi mancavano le mie certezze.
E poi cos’è cambiato?
Piano piano tutto. Ho iniziato a prendere confidenza con la città, a orientarmi, a trovare i miei posti del cuore: una biblioteca, un piccolo bar dove andavo spesso a studiare, un parco in cui passeggiavo quando avevo bisogno di schiarirmi le idee. Ma soprattutto ho iniziato a costruire relazioni vere. Ed è lì che ho capito che l’Erasmus non era solo “andare all’estero”: era imparare a sentirsi a casa anche in un posto nuovo.
L’incontro con gli altri, e con sé stessi
Uno degli aspetti più profondi dell’esperienza di Anna è stato il contatto con persone provenienti da culture diverse.
Che ruolo hanno avuto le persone che hai incontrato?
Enorme. Ho conosciuto ragazzi e ragazze con storie completamente diverse dalla mia, eppure in qualche modo ci capivamo tutti. Eravamo lontani da casa, pieni di aspettative, di fragilità e di voglia di vivere. Con alcuni di loro ho condiviso momenti semplici che però porterò sempre con me: cene improvvisate, viaggi organizzati all’ultimo minuto, chiacchierate infinite in cucina, giornate storte in cui ci si sosteneva a vicenda.
Cosa ti hanno lasciato questi incontri?
Mi hanno insegnato ad ascoltare di più, a non dare per scontato il mio modo di vedere le cose. Quando vivi con persone di altri Paesi, capisci che esistono abitudini, mentalità e sensibilità diverse, e che questo non divide: arricchisce. Mi hanno aiutata ad aprire la mente, ma anche il cuore.
“Ho imparato a cavarmela da sola”
L’Erasmus, però, non è fatto solo di viaggi e momenti belli. È anche gestione della quotidianità, problemi da affrontare, responsabilità nuove.
Qual è stata la lezione più grande?
Sicuramente l’autonomia. Vivere da sola in un altro Paese ti obbliga a crescere. Devi imparare a organizzarti, a risolvere i problemi pratici, a prendere decisioni senza avere subito accanto i tuoi punti di riferimento. All’inizio può spaventare, ma poi ti rendi conto che sei molto più forte di quanto pensavi.
C’è stato un momento in cui hai capito di essere cambiata?
Sì, più di uno. Ma uno in particolare è stato verso la fine, quando mi sono fermata a pensare a come ero partita. Mi sono resa conto che non ero più la stessa ragazza insicura dei primi giorni. Ero diventata più coraggiosa, più consapevole, più libera. Non perché fosse sparita ogni paura, ma perché avevo imparato ad affrontarla.
Il ritorno: bello, ma diverso
Tornare a casa dopo un’esperienza così forte non è mai semplice. Anna racconta anche questo passaggio con grande sincerità.
Com’è stato rientrare?
Strano. Bellissimo rivedere la mia famiglia, i miei amici, i luoghi di sempre. Ma dentro di me qualcosa era cambiato, e ci è voluto un po’ per rimettere insieme le due versioni di me: quella di prima e quella dopo l’Erasmus. Tornare non significa tornare identici. E forse è proprio questo il bello.
Cosa ti sei portata davvero a casa?
Una versione più autentica di me stessa. Mi sono portata a casa i ricordi, certo, ma soprattutto un nuovo modo di stare al mondo. Più apertura, più fiducia, più capacità di adattarmi. L’Erasmus mi ha insegnato che posso partire, cambiare, avere paura e farcela comunque.
Un’esperienza che resta
La storia di Anna dimostra che l’Erasmus non è solo un progetto universitario, ma un’esperienza profondamente umana. È un tempo sospeso in cui si studia, si cresce, si sbaglia, si ride, si soffre un po’ e si impara tantissimo.
Per Anna, quell’esperienza ha rappresentato un prima e un dopo. Non solo per il suo percorso di studi, ma per la persona che è diventata.
Se dovessi descrivere il tuo Erasmus con una frase?
Direi: è stato il momento in cui ho capito che il mondo è più grande di quanto immaginassi, ma anche che io ero più forte di quanto credessi.


